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Cantare in coro la gioia di vivere

Pubblicato su da trilogia.over-blog.it


Dite anche voi la vostra...

 

C’è chi nella vita si sente un solista. Chi no. E sceglie il coro. A proposito del protagonista del suo film “Il cuore altrove”, Pupi Avati ha dichiarato: “È uno che non riuscirà mai a cantare in un coro, perché lui canta troppo forte e viene cacciato via. È questa la metafora nella quale mi riconosco di più. Sarà sempre un solista, un qualcosa che è “fuori”. Fa parte della mia indole. Ai miei figli dico: quando vedete tutti correre rallentate, quando vedete tutti fermarsi, correte. È un po’ più difficile, ma molto più interessante!”. Punti di vista. Quanto possa essere vero il contrario lo dimostra l’esperienza coloro che hanno deciso di accostarsi con entusiasmo all’attività corale. Credendo che imparare a rallentare, correre, fermarsi insieme abbia immensamente più valore che tenere il passo da soli.
Studenti, professionisti, ricercatori, impiegati, non fa differenza. L’importante, a quanto sembra, è aver voglia di cantare e di vivere una costruttiva esperienza in sinergia con persone affini. Riconoscendo il valore del confronto e l’incredibile valenza terapeutica del perseguire un obiettivo insieme (...)
(...) la viva testimonianza di quanto cantare in coro possa rivelarsi un’esperienza edificante, arricchente, fortemente costruttiva.
I coristi fanno parte di un gruppo al quale sentono di appartenere, profondamente. “Il coro è una sorta di grembo materno”,  (...) un piccolo mondo nel quale si impara a sentirsi capaci di dare e prendere confrontandosi con gli altri. A vivere e condividere, a “convibrare” insieme”. (...) “È straordinario vedere adolescenti, adulti e persone di sessant’anni imparare a cantare e muoversi a tempo, scoprendo insita in loro una verve creativa che si rivela proprio nel momento in cui parte la musica e comincia a venire fuori la voce.”,

(...) “Il bello del coro è proprio questo: non ci sono solisti ed il tutto assume il valore di una costruttiva esperienza di gruppo”. (...) Al bando il narcisismo più o meno consapevole di molti solisti, dunque: i coristi sono affiatati, vitali, frizzanti. Ed hanno capito che dare è bello quanto, e forse più, che ricevere. Canta che ti passa, dunque. Ed in coro è meglio...

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